United States of America n.10: I libri sul fund raising

Grazie alla collaborazione dei Foundation Center (una specie di Centro Servizi al Volontariato americano) ho potuto visionare (ed in parte leggere) tanti libri sul fund raising e sul people raising.

Alcuni di questi li possiamo trovare anche in Italia perché sono stati tradotti e venduti con alcune (forse poche) correzioni o modifiche.

Nei paesi anglosassoni il dono di fondi e il sostegno al non profit hanno radici diverse e motivazioni molto più profonde che nel nostro paese. Alcuni concetti e molte tecniche , a mio parere, difficilmente potrebbero essere utilizzati anche da noi.

Ecco l’incipit di un testo che ho comprato: “qual è il segreto per scrivere una buona lettera per chiedere fondi? E’ semplice! Basta saper dire per favore e grazie!”.

In Italia, fundraiser di grande esperienza e con oltre trent’anni di carriera alle spalle, come per esempio Beatrice Lentati o altri, dovrebbero scrivere testi didattici che contengano l’abc del fund raising e che siano pensati esclusivamente per il mercato italiano. Libri scritti da chi ha pratica, indubbia professionalità e diretta conoscenza del territorio.

Un testo base lo potrebbe pubblicare anche Assif. In America le associazioni di fundraiser lo fanno. Così come organizzano corsi di formazione e convegni, sia a pagamento sia gratuiti.

Website Comments

  1. Riccardo Friede

    Ciao Raffaele,
    é certo un cane che si morde la coda: poca cultura sulla professione e poco senso di “microcomunità” portano a condivdere poco. Un buona produzione di libri su tecniche, metodi, dati sarebbe il naturale prodotto di una abitudine al confronto e alla messa in comune di informazioni e prassi rilevanti. Il nostro panorama, anche fra i “guru”, purtroppo offre un eccesso di chiusura. Poi, si fa così tanto parlare e riparlare delle grandi organizzazioni e dei massimi sistemi del FR, ma siamo così sicuri che la riapplicazione del modello anglosassone sia del tutto adeguata alla realtà italiana, dove la prima cosa da fare sarebbe una bella alfabetizzazione al FR delle centinaia di migliaia di piccole e piccolissime ONP che tengono in piedi il sistema socio-sanitario-culturale-di tutela ambientale ecc ecc del nostro paese? Il prodotto sarebbe secondo me qualcosa di completamente diverso da quel che leggiamo in tanti tomi tradotti! Un saluto!

    • Raffaele Picilli

      Ciao Riccardo,
      grazie per il post. Sicuramente l’ambito italiano è diverso da quello anglosassone, ma dei punti in comune ci sono.
      Tanti libri arrivano dall’America e sono poi tradotti in italiano. Lo sai, trovi tutto: tecniche, metodi, teoria, consigli, esempi, ecc. Ma questo materiale quanto può essere utile per una piccola organizzazione italiana? Non basta tradurre. Non basta adattare. Non basta, per esempio, leggere tutto un libro sul mailing per poi capire che puoi utilizzare solo il 30% di quello che hai letto.
      Per quel che mi riguarda, credo che ci sia molta distanza tra il dire e il fare, tra la teoria e la pratica, tra il nostro Paese ed altri Paesi.
      Inoltre, un testo sul fund raising può essere utile per un fundraiser professionista ma essere poco d’aiuto per un volontario che vuole fare raccolta fondi per la sua organizzazione. Per questo, ci vorrebbe materiale nuovo, “leggero”, adatto a lettori differenti per differenti esigenze.

  2. massimo coen cagli

    Bhe io l’ho fatto 10 anni fa. Due edizioni esaurite (la seconda senza che io ne sapessi nulla). Certo è un po’ vecchiotto e avrei altre cose da scrivere. Ho chiesto all’editore di farne altri. La risposta è che non ne hanno interesse. Le ragioni? 1 se te le paghi…..2 il non profit non compra libri (è abbastanza vero) 3 ma viene adottato nelle università ? (che tradotto vuol dire: è obbligatorio comprarlo?)
    Ora se avessi i soldi lo farei volentieri. Ma non è così che funziona l’editoria (vedi i tanti libri autofinanziati dagli autori e pubblicati da Franco Angeli = tanta paccottiglia con dentro qualche buon testo). Tanto meno per il non profit. COmunque il tema della divulgazione mi sembra importante visto che le non profit sono circa 230.000 e tra corsi e convegni se ne raggiugniamo 10-20.000 è grasso che cola…..
    La mia impressione è che servano ancora libri che insegnino la strategia prima dell atecnica. Perchè altrimenti è difficile applicare tecniche e metodiche tipicamente angolosassoni senza capacitò di contestualizzarle.

    Buon lavoro e grazie della discussione

  3. Raffaele Picilli

    Grazie Massimo per il post.
    Hai ragione sui costi, purtroppo quando il mercato è ristretto il gioco non vale la candela. Per questo, Assif potrebbe farsi carico dei costi e magari dar vita ad una serie di “quaderni” sul fund raising. Si potrebbe chiedere a 8-10 decani di trattare alcuni argomenti in maniera organica e programmata. Alla prossima riunione lo propongo. Buona domenica!

  4. Bea

    Caro Raffaele, prima di tutto grazie per la citazione e per la stima. Da anni sogno di trovare il tempo per scrivere ma ho dovuto dedicarmi in toto all’attività destinata alle organizzazioni per cui ho lavorato e poi ho privilegiato l’insegnamento avendo capito che le esigenze erano tante, e davvero molto diverse tra loro: da organizzazioni piccole, medie, grandi; locali, nazionali, Internazionali e in funzione della Causa che servono). Contavo di dedicarmi alla scrittura in questi anni della mia vita ma purtroppo non è ancora giunto il momento in quanto devo ancora lavorare per vivere e come dite sopra i libri in questo nostro settore “pagano poco”. Ho tante idee, tante proposte ma non ho le forze per fare tutto. Devo andare per gradi. Sarò comunque felice di condividere con te e con altri la mia esperienza e, spero presto, le gioie di una pubblicazione sulla Raccolta di Fondi al servizio di chi ne ha bisogno.
    desidero anche farti i complimenti per tutto quello che ci stai raccontando al ritorno dagli USA. negli anni ’80 e ’90 ho girato anche io il mondo alla ricerca di esperienza e di sapere. Ha funzionato sia per me che per chi mi stava vicino e sono certa che anche tu darai un grande contributo a chi ti segue.
    buon Lavoro e ancora grazie,
    Bea
    PS: a proposito di quello che dici in un altro articolo sugli americani che insistono sul dire “per favore e grazie” e di non dimenticarsene mai. E’ giusto dirlo sempre, riguardo il Direct Mail e i donatori. Ti assicurto che funziona anche in Italia. Il punto è di farlo in modo professionale e con “mestiere”. Il Direct Marketing ( di cui il Direct Mail è uno degli strumenti più comuni e noti alla base di molte delle nostre attività, non è una somma di strumenti casuale, è il frutto di un mestiere, quasi una scienza esatta che ben applicata, e senza compromessi,funziona ,ma in caso contrario può procurare grandi dispiaceri.

    • Raffaele Picilli

      Grazie a te per il post. Non credevo che tanti leggessero il mio blog.
      Io non sono all’altezza di scrivere nulla sul fund raising, ma sicuramente tu, Massimo Coen Cagli, Francesca Zagni, Beppe Cacopardo, Annalisa Lalumera, Valerio Melandri, Luciano Zanin..e tanti altri, potreste unire le forze per sfornare un manuale sul fund raising. Ognuno potrebbe curare un capitolo, una tecnica, un caso pratico..ecc. Lo si potrebbe fare per e con Assif.