Politica, fundraising e cene per la raccolta di fondi

In Italia si torna a parlare di finanziamento ai partiti politici. Oggi, in pratica, è lo Stato che con i soldi del contribuente, finanzia i partiti e lo fa in base ad alcuni parametri che assicurano tanti fondi anche a partiti con una piccola rappresentanza nazionale.

Sono pochissimi i partiti che nel nostro Paese utilizzano, in maniera professionale, alcune tecniche di fundraising per raccogliere fondi. (si veda la ricerca comparativa su “fund e people raising per la politica in Italia, USA e UK” http://www.raisethewind.it/ricerca.aspx).

Purtroppo da noi non funziona l’assunto: ti sostengo con i miei soldi perché credo nel tuo programma politico.

Negli Stati Uniti la politica si finanzia unicamente attraverso il fundraising. Nulla è lasciato al caso e i donatori regolari sono spesso coinvolti in iniziative di diverso genere. Un classico sono le cene per la raccolta di fondi. Naturalmente si partecipa a una cena elettorale per motivi diversi: farsi vedere, finanziare il proprio candidato e farglielo sapere in modo molto esplicito, incontrare altri sostenitori, fare lobbying e forse anche mangiare.

Riporto, dal Corriere della Sera on line, parte di un articolo di Alessandra Farkas.

“Stasera alle sette, Barack Obama sarà il primo presidente in carica della storia a visitare il leggendario Apollo Theatre di New York  reso famoso da star afro-americane quali Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Aretha Franklyn, James Brown e Michael Jackson.L’occasione: il concerto tutto esaurito organizzato dalla sua campagna elettorale che vedrà esibirsi, tra gli altri, i cantanti soul Al Green e India.  “E’ un evento aperto a tutti”, scrive il Daily News, notando come i biglietti – che vanno dai 100 ai 5mila dollari – “sono molto più a buon mercato dei 31mila dollari a testa sborsati dagli invitati all’ultimo evento di fundraising organizzato per Obama ad Harlem, lo scorso marzo che raccolse un milione e mezzo di dollari per la Democratic National Committee. Dopo il concerto a Harlem, gli Obama saranno protagonisti di un’altra raccolta fondi presso il brownstone l’hotel del regista Spike Lee e della moglie Tonya Lewis Lee in uno dei quartieri più bianchi di Manhattan: l’Upper East Side. Per trascorrere una serata con la First Family, con tanto di cena, foto e stretta di mano, basterà sborsare 72 mila dollari a coppia, ovvero più del reddito annuo di una famiglia americana media. Il costo di un biglietto singolo: 38.500 dollari.”

Potere del fundraising unito alla politica: a oggi, il Presidente Obama ha raccolto 100.000.000 di dollari per la sua campagna elettorale contro i 33.000.000 raccolti dal rivale Mitt Romney. Rick Perry ha raccolto 17.000.000 dollari e Ron Paul appena 13.000.000 di dollari. Gli altri candidati, non degni di nota per il New York Times, hanno raccolto fondi per meno di 5.000.000 di dollari.

Nel 2008 il Presidente Obama ha raccolto, attraverso l’utilizzo delle tecniche di fundraising, 750.000.000 di dollari. In Italia, i partiti politici, avranno mai il coraggio di utilizzare pienamente il fundraising?

Website Comments

  1. carla

    Ciao Raffaele,
    ho avuto modo di conoscerti al festival del fundraising, stimo il tuo lavoro e seguo il tuo blog.
    Tuttavia non condivido assolutamente questa tua riflessione sul fundraising politico. Intanto non è un problema di coraggio, ma di legalità. In Italia i finanziamenti privati ai partiti costituiscono REATO. Con la legge 174/1975 è stata introdotta l’illiceità di tali finanziamenti e il “finanziamento pubblico”. E a raggion veduta aggiungo ! Per quanto riguarda l’America non è tutto oro ciò che luccica, i candidati sono strumento nelle mani delle lobby e dei grossi finanziatori, che nelle questioni importanti dettano legge ( petrolio, armamenti, industria farmaceutica). Vogliamo anche solo per un momento immaginare cosa accadrebbe in Italia in una situazione analoga? le donazioni esistono anche da noi , ma hanno una soglia limite “bassa” ( credo 70mila euro, ma forse sbaglio….) I politici sono ricattabili anche senza quel denaro figuriamoci con. Vero è che i finanziamenti occulti esistono, e che l’attuale sistema di finanziamenti pubblici va rivisto ( i rimborsi elettorali , i finanziamenti ai partiti fantasma, sono solo alcune delle lacune del sistema attuale), ma non credo in un potenziale positivo del fundraising applicato alla politica. Non quella che conosciamo noi, da oriente ad occidente.
    Carla Rochira

    • Raffaele Picilli

      Ciao Carla e grazie per il tuo post,

      lo so, il tema è caldo e molto attuale. Sostenere un partito politico in Italia è possibile ma rispettando le regole.
      Durante le ultime campagne elettorali (per esempio le regionali del 2010), alcuni candidati hanno utilizzato il fundraising per raccogliere fondi ma nessuno ha pubblicato i resoconti. Questo vuol dire che l’interresse verso nuove metodologie comincia ad affacciarsi sulla scena italiana…ma anche che troppo spesso è affidato al fai da tè, all’improvvisazione o al furbetto di turno.
      Rispetto all’uso professionale del fundraising in politica, per esempio, il Partito Democratico ha il suo ufficio fundraising e utilizza online tutti i sistemi possibili per la raccolta fondi: http://sostieni.partitodemocratico.it/servizi/ec/contributi.aspx.

      Inoltre, non limitiamoci a pensare al fundraising solo per le elezioni. Ci sono tantissimi circoli politici sul territorio che hanno bisogno di fondi, oppure ci sono candidati alle prime armi che hanno necessità di sostegno per le loro campagne elettorali..ecc. Per tutti questi, il fundraising professionale può essere l’aiuto che manca.

      Fundraising in politica deve voler dire partecipazione.
      E’ indubbio, siamo in Italia e non negli USA. Le loro metodologie nella raccolta fondi, spesso sono legate a princìpi che da noi farebbero fatica ad essere accettati ma, negli Stati Uniti, ho visto quanto siano legati i fondi ai voti. Se il cittadino sostiene anche con un solo dollaro il suo candidato, di sicuro lo voterà e da questi pretenderà ascolto, professionalità e partecipazione. Negli USA, il cittadino è il vero e diretto finanziatore della Sua politica (e a me sembra bellissimo). Da noi è l’opposto.

      Condivido con te i timori rispetto al “do ut des”…ma basterebbe essere onesti e trasparenti nelle rendicontazioni per evitare tante zone d’ombra e tanti dubbi…lo so, siamo in Italia..

    • Raffaele Picilli

      Mi auguro che che il tema del sostegno ai partiti possa essere portato all’interno degli stessi ma toccare, non tanto i vertici (che sono al sicuro) ma la base.
      Proprio oggi ClassTv mi ha invitato ad una trasmissione sul tema e il conduttore ha detto di aver letto la mia ricerca.
      Quancosa si muove… e proviamo anche noi a smuovere il sistema. A presto!

  2. carla

    Raffaele hai toccato un punto cruciale che condivido in pieno: la trasparenza, il dovere di spiegare, di raccontare, di dimostrare ai propri sostenitori/stakeholders in altre parole l’accountability.
    Conosco bene il lavoro dei piccoli circoli di quartiere del PD. credo però che costituiscano una goccia nell’oceano.
    Purtroppo son convinta, come già detto nel precedente post, che siamo davvero lontani da un uso “etico” del fundraising in politica.
    Basti pensare alle tante fondazioni in partecipazione con mission “culturale” -di facciata- create da candidati politici allo scopo di sostenere le proprie campagne.
    Anche in America i grandi fondi raccolti sono costituiti da donazioni milionarie da parte delle grandi industrie e non dai pochi dollari raccolti dai cittadini, e la storia ci dimostra che le lobby dell’industria petrolifera e delle armi hanno avuto il loro peso ( contiamo le guerre dell’ultimo decennio…)
    Sarebbe interessante discutere al festival del fundraising dell’argomento fundraising politico e etica.
    Ciao, buon lavoro

  3. Fabiano

    Caro Raffaele,
    il tema del fundraising politico è per me uno stimolo e un ambito di riflessione. Sto sperimentando qualcosa di professionale con un candidiato PD. Guarda il sito http://www.eugeniocomincini.it e dimmi cosa ne pensi. Beppe Cacopardo (un amico e collega comune) mi ha suggerito di contattarti e provare con te ad approfondire il tema.
    Attendo tue news.
    A presto

    • Raffaele Picilli

      Ciao Fabiano,
      il fundraising per la politica è una mia vecchia passione, anzi, una fissazione… Se vai sul mio sito web http://www.raisethewind.it nella sezione ricerca, troverai l’abstract della mia ricerca comparativa sulla raccolta fondi per la politica in Italia, USA e UK.

      Oggi il tema è attualissimo…peccato che ai nostri politici interessi poco, tranne rare eccezioni.
      Il FR per la politica non è solo quello per i grandi partiti o per i candidati dai nomi noti, è per tutti, specialmente per i candidati che hanno energia, passione, idee…ma pochi fondi, è per le sezioni locali dei partiti che lottano per pagare le bollette..è per i movimenti che ora nascono ma è anche per i grandi partiti perchè la raccolta fondi è l’indice della vicinanza dei cittadini al partito prima del voto. Il fundraising in politica è partecipazione. Dono perchè condivido il tuo programma.
      Negli USA è possibile individuare, con anticipo, il candidato alle presidenziali che al 90% vincerà le elezioni. Come? Contando i soldi che ha raccolto.
      A Roma, a giugno, terrò un corso di FR per la politica, purtroppo non è aperto a esterni ma solo ai partecipanti di un master altrimenti sarebbe stato bello un confronto tra la mia e la tua esperienza.

      Ho visto il sito del tuo candidato, ma perchè non ci sono cifre per le donazioni? Io metterei qualcosa.

      Sono a disposizione. Scrivimi quando vuoi. A presto
      Raffaele