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Fundraising per i musei 10: Pompei ha bisogno di fatti

Nuovo crollo negli Scavi di Pompei.  Ogni volta che piove, ogni volta che cambia temperatura, ogni volta che tira vento, ogni volta che qualcuno tossisce troppo forte, a Pompei perdiamo un pezzo di storia. L’ultimo crollo registrato lo scorso 24 novembre ha visto la caduta degli stucchi nella Domus e l’apertura di squarci nelle mura delle Terme.

Qualche giorno fa, tanto per cambiare, si è sbriciolato il muro di una bottega di via Stabiana e poi  è venuta giù una parte di intonaco della Casa della Fontana piccola.  Nel luglio scorso, sempre in Via Stabiana, si era verificato un altro crollo.

Secondo quanto rende noto la Soprintendenza, i lavori di ripristino partiranno con urgenza a metà dicembre…Nel frattempo, a seguito delle decisioni prese con il decreto «Valore cultura», il ministero fa sapere che nominerà nei prossimi giorni la squadra guidata da un direttore generale del Grande Progetto Pompei, per realizzare tutti gli interventi di messa in sicurezza.

Pare che per contribuire a risolvere i problemi dell’area archeologica di Pompei, le tecniche di fundraising e di people raising non possano essere utilizzate (al massimo, si può parlare di “sponsorizzazione”..). Mi permetto di fare tre proposte:

  • Visto l’enorme successo della mostra su Pompei organizzata a Londra dal British Museum, non sarebbe meglio affidare, in comodato d’uso gratuito per novantanove anni, gli scavi di Pompei agli inglesi? Naturalmente, concedendo agli stessi l’extraterritorialità dell’area
  • Oppure, visto che gli americani hanno trasferito interi castelli dall’ Europa all’America, non sarebbe meglio donargli gli scavi di Pompei?  
  • Ancora, non sarebbe meglio rivedere il decreto “valore cultura” prevedendo per l’area archeologica un “ufficio comunicazione, fundraising e marketing”?

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