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#Fundraising per la #politica n° 122: la sfida per ritrovare fiducia elettore-candidato

Pubblico l’intervista di Antonio Di Carlo apparsa su 6602illBlog. Per partecipare all’incontro del 23 ottobre: https://www.facebook.com/events/538101279969344/

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Raffaele Picilli ci parla del fundraising per la politica, innovativo metodo di raccolta fondi di cui in Italia è uno dei principali esperti. Non bastano più una cena, un’iniziativa di crowdfunding o un banner online sul 2 per mille per fare fundraising politico. E allora come fare ad essere competitivi, a maggior ragione oggi che è stato abolito il finanziamento pubblico e la disaffezione politica è ai massimi storici? Picilli in questa intervista ci dà delle anticipazioni.

Picilli sarà nostro ospite il 23 ottobre presso l’auditorium “Sirena” di Francavilla al Mare, dove parleremo di raccolta fondi ed elezioni regionali.

Raffaele, quali sono gli effetti dell’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti?

L’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti sta portando ad una situazione paradossale e pericolosa: il ritorno del finanziamento illegale, ancora più spinto di prima. A mio avviso, questo fenomeno si è acuito specialmente nell’ultima campagna elettorale. Troppe volte si è messa in dubbio la provenienza di donazioni a sostegno di costose campagne.

Torna in Italia il finanziamento illecito?

Nelle settimane precedenti le votazioni del 4 marzo 2018, le tangenti a scopo elettorale hanno più volte ricevuto gli onori delle cronache. “Servono fondi per la campagna elettorale… Dobbiamo comprare voti… Servono 50 mila euro”: sono frasi estratte dalla recente inchiesta di FanPage sullo smaltimento dei rifiuti in Campania. Purtroppo, il finanziamento illecito, anche se in forme diverse, è sempre esistito nel nostro Paese.

Come fare per contrastare questo fenomeno negativo?

Abbiamo bisogno di maggiori controlli e di assoluta trasparenza nella gestione delle donazioni. Chi prende i soldi per la propria campagna elettorale non può accettarli da chiunque. Ad esempio, se ti candidi a sindaco del comune ‘x’, non puoi farti finanziare dalle aziende che hanno appalti con il comune. Prima o poi verranno a chiederti conto di quello che ti hanno dato. In tanti Paesi questo è vietato. Servono dei codici di comportamento etico ed una regolamentazione chiara delle lobbies.

A tuo avviso, perché era utile il finanziamento pubblico?

Nell’abolire il finanziamento pubblico nessuno si è chiesto perché il 95% dei Paesi del mondo non lo fa. Quando lo Stato italiano finanziava i partiti, i fondi non servivano solo al finanziamento delle strutture amministrative ma anche a sostenere le campagne elettorali di molti candidati, specialmente di quelli impegnati in collegi particolarmente difficili. Certo, anche in presenza del finanziamento pubblico le tangenti “elettorali” non mancavano, ma oggi sono molto più sfacciate e si ripresentano” in un clima economico dove per dieci euro ci si vende senza troppe remore.

Abolito il finanziamento pubblico, la politica dovrebbe finanziarsi attraverso donazioni private e quindi iniziare ad usare il fundraising. A che punto siamo?

Il Parlamento, nel 2014, ha deciso di tagliare il finanziamento pubblico perché, in tre anni, i partiti si organizzassero per raccogliere donazioni private. Risultato? I partiti oggi utilizzano pochissimo (e spesso, male) il fundraising. Basta leggere i dati del 2 per 1000. La maggioranza dei partiti ha affrontato il problema della carenza di fondi con il sistema peggiore: drastici tagli del personale, chiusura di sedi regionali e locali, aumento dei debiti, taglio dei finanziamenti delle campagne elettorali.

Perché i cittadini non donano fondi alla politica?

Perché nessuno glielo chiede! Bisognerebbe semplicemente spiegare ai cittadini perché e come farlo e quali garanzie chiedere sui fondi. Servono campagne pubbliche di sensibilizzazione al dono non solo da parte dello Stato ma anche da parte dei partiti e dei movimenti politici. Serve investire in formazione. Segretari, dirigenti, funzionari, tesorieri, devo capire come funziona il fundraising e perché è un parente molto lontano della raccolta fondi.

Cosa significa fundraising?

Riuscire a finanziare un partito o un movimento con donazioni minime ma provenienti da un significativo numero di donatori. Sarebbe espressione di democrazia sana e partecipativa. Donazioni importanti provenienti da pochi ricchi donatori possono voler dire invece il contrario.

Che rischi ci sono?

Il “grande donatore” ha un peso impossibile da non sentire. Se questo “peso” vuol dire sostegno trasparente per richieste legittime e lecite, nessun problema. Se questo “peso” vuol dire condizionamenti e cura di interessi non legittimi, allora è un problema per l’intera Repubblica.

Qual è il segreto di una corretta campagna di fundraising?

Il fundraising non si deve assolutamente usare una tantum e solo in campagna elettorale. Deve essere mantenuto sempre attivo, 365 giorni l’anno, proprio come fanno tantissime organizzazioni non-profit. I cittadini, attraverso il fundraising, potranno finalmente tornare ad essere parte della vita politica del nostro Paese.

Perché è interessante guardare alle elezioni regionali in un’ottica di fundraising?

Chi sostiene, con una donazione, la campagna elettorale di un candidato, lo voterà anche. Ricevere una donazione sarà come riceve un voto in anticipo. È un rapporto di fiducia, un contratto “virtuale” che si stabilisce tra il donatore-elettore e il candidato. Il donatore, attraverso una donazione, dirà al candidato che condivide il suo programma, le sue idee, i suoi sogni e tornerà, attraverso la donazione, a riappropriarsi della politica. Il candidato potrà dimostrare, attraverso il fundraising, che il suo operato è all’insegna della trasparenza. Io credo che tanti abruzzesi vogliano questo e le prossime elezioni saranno un banco di prova non solo per la politica ma anche per i cittadini.

 

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