Il people raising: ieri, oggi e nel prossimo futuro
Il volontariato in Italia viene regolato per la prima volta dalla legge 266/1991, che lo definisce come attività gratuita, spontanea e solidale, distinguendolo dal lavoro retribuito. Questa norma ha dato riconoscimento giuridico al fenomeno, ma era centrata soprattutto sulle organizzazioni di volontariato.
Con il Codice del Terzo Settore (d.lgs. 117/2017) si supera questa visione, inserendo il volontariato in un sistema più ampio e strutturato. La riforma mantiene i principi di gratuità e solidarietà, ma estende la figura del volontario a tutti gli Enti del Terzo Settore. Introduce inoltre strumenti come il registro dei volontari e una disciplina più chiara dei rimborsi spese. Il volontariato viene così riconosciuto anche come luogo di sviluppo di competenze e capitale sociale.
Secondo i dati ISTAT, nel 2023 il 9,1% degli italiani sopra i 15 anni (circa 4,7 milioni) svolge attività di volontariato, in calo rispetto al 2013. Il volontariato organizzato coinvolge il 6,2% della popolazione, quello diretto il 4,9%. La partecipazione è più alta al Nord e più bassa al Sud. Crescono alcuni settori come cultura, sociale e protezione civile, mentre cala leggermente quello sanitario. I volontari sono mediamente più istruiti e prevalentemente adulti o anziani, mentre diminuisce la partecipazione dei giovani.
Parlando di people raising e di partecipazione attiva alla vita del proprio Paese, negli Stati Uniti, invece, il volontariato ha un impatto molto più ampio sia in termini economici che di partecipazione. Il motivo è legato ad un mix di questioni: culturale, religiosa, familiare.
Il futuro del volontariato in Italia è segnato da cambiamenti introdotti anche dalla pandemia, come la diffusione del micro-volontariato e delle attività online. Tuttavia, resta fondamentale il coinvolgimento di volontari continuativi.
È necessario ripensare l’esperienza del volontariato rendendola più flessibile e motivante. Centrale diventa la pianificazione strategica delle risorse umane, che permette di definire ruoli, competenze e fabbisogni nel medio-lungo periodo.
La formazione e le competenze manageriali nel people raising sono essenziali per garantire efficacia organizzativa. Un’organizzazione ben strutturata e competente rappresenta infatti un fattore chiave per la sostenibilità e l’impatto del Terzo Settore.
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