Peopleraising: dalla soddisfazione dei volontari al check-up

Pubblico qui un post che ho scritto per il blog della collega Elena Zanella, titolare della Fundraising Academy di Milano.

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Comunicare con i propri volontari è fondamentale ed è una delle chiavi per prevenire la sindrome di Burnout. Di questo tema e dei modi per prevenirlo e curarlo, torna a scriverne Raffaele Picilli in questo post (leggi anche Volontari e dipendenti stanchi? Potrebbe essere burnout). Raffaele è titolare del corso pratico di sei ore sul peopleraising che si terrà online i prossimi 10 e 17 febbraio.

Buona lettura.


Per Wikipedia, “la sindrome da esaurimento professionale, nota anche con l’anglicismo sindrome da burnout, è l’esito patologico di un processo stressogeno che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano relazioni interpersonali. Questo comporta il deterioramento dell’impegno nei confronti del lavoro, il deterioramento delle emozioni originariamente associate al lavoro, un problema di adattamento tra la persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest’ultimo”.

So bene che comunicare con i propri volontari non è facile e che spesso manca il tempo, ma discutere, confrontarsi e anche litigare (in maniera moderata!) hanno un valore enorme e aumentano il senso di partecipazione e di comunità.

“Come ti trovi con noi?”, “Secondo te cosa si potrebbe migliorare?”, “Cosa si potrebbe fare in maniera differente?”: sono tutte domande che vanno fatte ai volontari per testare lo “stato di salute” dell’organizzazione.

Ci sono molti modi di comunicare: via email, di persona, via telefono o via chat… l’importante è farlo in maniera regolare. Perché? Perché la comunicazione ci aiuterà a capire quanto i volontari sono felici di essere parte della nostra organizzazione e quanto si sentono a casa loro. Abbiamo bisogno di testare la soddisfazione del nostro miglior donatore: il volontario!

Un suggerimento pratico per “visitare” il nostro “paziente”: se avete poco tempo, prendete in considerazione la possibilità di organizzare dei sondaggi anonimi da inviare ai volontari. Lo potreste fare due o tre volte l’anno. Grazie agli strumenti di Google Forms è possibile farlo in modo molto semplice e una volta giunte tutte le risposte, l’applicazione le trasformerà in grafici da leggere facilmente.

Cosa chiedere? Ecco alcune domande significative da porre ai volontari durante il check-up:

  • Sei felice di fare volontariato con noi?
  • Come ti senti riguardo al tuo lavoro di volontariato?
  • I turni sono troppo pesanti?
  • Pensi che il tuo lavoro di volontariato sia importante?
  • Pensi che il tuo ruolo sia cambiato? In che modo?
  • Ti stiamo chiedendo troppo?
  • Cosa vorresti cambiare?
  • Ci sono nuove attività che vorresti proporre?