ott 24 2009
Vorrei fare il fundraiser….
Qualche tempo fa mi sono fermato a parlare di lavoro con un collega. Mi faceva notare quanto sia fondamentale, nel nostro, come in tanti altri, la c.d. “gavetta”. Concordo pienamente.
Ad entrambi, arrivano mensilmente diversi curriculum vitae di ragazzi e ragazze che vorrebbero lavorare nel settore. Molti C.V. sono fatti male o carenti (..saper usare un computer e conoscere l’inglese serve..), molti aspiranti non hanno avuto esperienze nel volontariato (e ci volete lavorare??) oppure la formazione universitaria o post universitaria non è proprio attinente alle materie che trattiamo. Naturalmente, tutto è possibile, anche se mancano le basi necessarie. Basta metterci impegno e coraggio ed iniziare a studiare.
Va benissimo fare formazione all’estero, tirocini, stage..ecc…ma alla fine dovrete raccogliere fondi in Italia. Le tecniche di fund raising sono quasi sempre le stesse, ma l’Italia è lunga e stretta e cambia velocemente il territorio, l’economia ed anche il sentire la “solidarietà”.
Inoltre, essere stati volontari o essere volontari è importate per capire tempi e dinamiche del non profit.
Lo so, non è facile ma nemmeno impossibile se c’è vera passione e pazienza, responsabilità, voglia di imparare e di confrontarsi. Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se volete diventare ricchi, non so come si fa… e non so se questo è il settore per voi. Poi c’è sempre la truffa, ma è altra questione.
Da Wikipedia. “Gavetta: normalmente con il termine fare gavetta viene indicato un periodo di sacrifici finalizzati ad imparare un mestiere, con il significato di iniziare dal basso”



















In Italia è quasi un mistero…non esiste un tariffario (i pareri non sono concordi rispetto alla sua utilità), un minimo o un massimo, un contratto tipo, una differenziazione di remunerazione tra consulente per il fundraising e fundraiser. Non parliamo di contratti a tempo parziale, determinato, per obiettivi…e poi ci sarebbero le percentuali o i bonus.
Sono stato a Napoli alla presentazione di un libro: ‘La speranza dei Vergini’ curato dall’associazione di volontariato AUSER NAPOLI CENTRO. Il libro in questione racconta con belle immagini e parole le storie degli anziani del quartiere Vergini di Napoli, gli stessi anziani che l’associazione Auser sostiene da molti anni.
Prendo spunto da un articolo del Corriere della Sera del 3 ottobre 2009, firmato da Pierluigi Panza, per tornare su un argomento che ho discusso con i partecipanti all’ultimo corso di Alta Formazione in: “Tecniche di raccolta fondi per il non profit e gli enti pubblici” che si sta svolgendo all’Università di Bologna – sede di Forlì.
Ho tenuto una seminario sul people raising all’interno di una summer school politica. Non credo che sia rilevante il colore politico e quindi ometto di dirlo.