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#fundraising per la #politica n° 113: fondi pubblici per la politica? Ci pensa l’Europa

In Italia il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito ma dall’Europa arrivano comunque risorse. Ogni anno, arrivano nelle casse delle segreterie e delle fondazioni legate ai partiti somme interessanti per le attività ordinarie e straordinarie. Quaranta milioni all’anno non sono tantissimi ma nemmeno pochi.

Va detto che l’Italia è uno dei pochissimi paesi al mondo che non finanzia, con soldi pubblici, il sistema partitico. Nell’ultimo triennio, l’abolizione del finanziamento pubblico non ha purtroppo ancora comportato azioni di recupero delle somme perse, attraverso l’uso del fundraising. Pochissimi, ad oggi, i casi virtuosi tra i partiti e movimenti italiani.

Nell’elenco dei beneficiari della Comunità Europea non mancano i maggiori partiti di casa nostra, così come non mancano le polemiche legate alle rendicontazioni delle somme versate. Secondo alcuni sono fin troppo “libere” e per questo il Parlamento europeo ha deciso di riformare le regole per l’assegnazione dei contributi e di ricevere le procedure per i controlli sulle spese. Le nuove norme dovrebbero migliorare la situazione: aumentare la trasparenza, solo i partiti nazionali potranno partecipare ai bandi (e non, come succede tuttora, anche singoli individui) e in caso di false rendicontazioni, il beneficiario sarà escluso dai fondi. Di galera, proprio non se ne parla..

Qualche esempio: il Partito Popolare europeo, che conta tra le fila Forza Italia e Ap, ha ricevuto otto milioni di euro nel 2015. Il gruppo Socialisti e Democratici (Pd, Sinistra Italiana..ecc) quasi dieci milioni di euro. Tra i beneficiari ci sono anche gli “antieuropeisti”: l’Ukip di Farage e l’Enf di Matteo Salvini e Marine Le Pen che hanno ricevuto dai due ai tre milioni di euro.

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