set 03 2010

United States of America n. 2: la “comunicazione acronima”

L’acronimo è una parola formata con le lettere o le sillabe iniziali o finali di determinate parole di una frase o di una definizione. Per esempio: ONLUS.

Dalla ricerca comparata su “fund e people raising sanitario, politico e scolastico” che stiamo ultimando è emerso che sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti d’America è frequente nella comunicazione l’uso di acronimi. Naturalmente la comunicazione utilizzata per il fund raising è inclusa.

Per uno straniero, la comprensione degli acronimi americani (è fatta di lettere e di simboli), almeno all’inizio, è difficile.

Un pratico esempio: S↑2C  sta per “stand up 2 cancer” ed è il “logo” utilizzato per una delle grandi manifestazioni americane (e forse la più grande al mondo) per la raccolta di fondi per la ricerca medica. Un parente lontano del nostro Telethon.

Il sito web è www.standup2cancer.org e rappresenta perfettamente la filosofia americana nella raccolta di fondi: diretti, efficaci, chiari e brevi.  Mi azzardo ad inventare un termine nuovo: “comunicazione acronima”.

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ago 31 2010

United States of America n.1: ogni occasione è buona per raccogliere fondi

Una collega fundraiser americana che ho incontrato ieri a New York mi ha raccontato che spesso, in America, quando si organizza una festa o quando ricade una ricorrenza (compleanno, anniversari vari..ecc) si raccolgono anche fondi da destinare a chi è meno fortunato. A chi partecipa, si chiede 1 dollaro, meno di 80 centesimi di euro. I soldi saranno poi versati a un’ONP precedentemente individuata.  Non si arriva mai a raccogliere molto ma è lo spirito del gesto che conta. Educare alla solidarietà. Tutti, dal povero al ricco.

E nemmeno a farlo apposta, gli inquilini del piano del residence dove soggiorno, hanno organizzato per sabato sera una pizza “condominiale” e 1 dollaro pro capite andrà alla National Cancer Foundation.

Inoltre, nel materiale informativo del Residence c’è un avviso: “gentile cliente, se prima della sua partenza ha deciso di liberarsi di indumenti o altro, la preghiamo di ricordarsi di chi non ha nulla lasciando quello che non le serve e che è in buone condizioni, presso la stanza lavanderia del Residence. Provvederemo noi a far recapitare il materiale al centro per i servizi sociali del quartiere. Grazie!” Ho chiesto alla reception cosa solitamente viene lasciato e mi hanno fatto vedere l’ultimo “raccolto”: due radio, pantofole e scarpe, due coperte, varie magliette, un paio di libri, saponi, deodoranti, una collana, una presa multipla da collegare all’impianto elettrico, piatti, bicchieri, fazzoletti, carta igienica, bicchieri e tazze….tutto in ottime condizioni.

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ago 27 2010

Fund e people raising sanitario, politico e per gli istituti scolastici

Fund e people raising sanitario, politico e per gli istituti scolastici: ultima fase della prima ricerca comparativa in Italia.

Oggi, quando si parla di fund e people raising in Italia, si tralasciano, a volte, alcuni settori che hanno enormi potenzialità: sanitario, politico e scolastico.

In questi tre “segmenti” ci si limita, spesso, alla sola “raccolta di soldi” ( piccoli eventi, autotassazione, sponsorizzazioni, bandi europei, regionali..ecc) dimenticando o ignorando i principi e le tante tecniche di fund e people raising.

Per questi motivi nel 2009, con l’aiuto degli amici del Centro Studi sul Non Profit, decisi di intraprendere tre ricerche comparative monotematiche sul fund e people raising: sanità, politica e scuola. In Italia, ad oggi, non credo sia mai stato fatto nulla di simile.

Abbiamo poi deciso di completare le ricerche con un viaggio negli Stati Uniti d’America  e nel Regno Unito per comparare il nostro modo di fare e sentire il fund raising, con quello di Paesi che sicuramente sono all’avanguardia in questo settore. Un lavoro costoso, fatico e lungo che speriamo ci permetterà di ampliare e diversificare le attuali tecniche in uso in Italia.

Ora si parte per gli Stati Uniti d’America, un mese in viaggio tra le metropoli americane per incontrare altri colleghi, andare un po’ a scuola di fund raising e soprattutto guardare cosa come e perché fanno fund raising i colleghi di oltre oceano.

Presenteremo pubblicamente le ricerche entro la fine del 2010.

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ago 23 2010

Il povero è più generoso

Riporto dal Corriere della Sera on line l’interessante articolo di Sara Ficocelli.

“Avranno anche tante debolezze ideologiche, ma una cosa degli americani va detta: quando si tratta di donare a fondo perduto, sono meno diffidenti di noi. Da star come Sean Penn, impegnato per aiutare le vittime dell’uragano Katrina e i terremotati di Haiti, a miliardari come Bill Gates e Warren Buffett, che lasceranno l’eredità non alla famiglia ma a fondazioni benefiche, per gli statunitensi versare soldi senza poter controllare il modo in cui verranno gestiti è una cosa normale. La donazione a enti e associazioni, per loro, non equivale a una possibile truffa, ma è l’essenza stessa del fare beneficienza, perché disinteressata.

I soggetti danarosi non mancano certo in Europa, ma quasi mai devolvono il patrimonio a organizzazioni di questo tipo. E quando lo fanno, come nel caso del patron dell’Ikea Mel Simon, a spingerli è più che altro la scarsa considerazione dei legittimi eredi. Quello che però non tutti sanno è che anche i poveri, negli Usa, fanno molta beneficienza a enti no profit.

 L’università di Berkeley ha addirittura dimostrato che questo tipo di generosità è un valore che appartiene più a loro che ai miliardari. E questo perché, spiegano gli scienziati sul prestigioso Journal of Personality and Social Psychology, chi ha poco da perdere si fida di più, e la fiducia è un elemento indispensabile quando si donano i propri risparmi a chi non si conosce personalmente. Fiducia nel prossimo e magnanimità sono, secondo gli studiosi californiani, valori direttamente proporzionali: chi ha l’uno possiede anche l’altra, indipendentemente da status sociale, geni e cultura di appartenenza. Il ricercatore Paul Piff, tra i massimi esperti americani di psicologia sociale, ha sottoposto 115 volontari a un “trust game”, uno dei tre principali test della teoria dei giochi, dimostrando che proprio chi è meno abbiente è disposto a rischiare per aiutare economicamente un’altra persona. Pur non conoscendola e non sapendo come userà quel denaro. Nel povero manca la paura – tipica dei ricchi – di perdere tutto e venire raggirato. Piff e il suo team lo hanno capito chiedendo ai volontari di decidere se donare o meno a degli sconosciuti 10 gettoni di presenza, che al termine dell’esperimento sarebbero stati convertiti in denaro. I più generosi sono stati proprio i più poveri, mentre i vontari benestanti, educati dalla famiglia alla diffidenza, hanno tenuto per sè la maggior parte dei gettoni.

In particolare, il 2,1% degli intervistati ricchi ha dichiarato che avrebbe volentieri donato buona parte dei propri soldi, contro il 5,6% dei volontari di basso ceto. La ricerca della University of California di Berkeley è la prima del genere mai realizzata e, a differenza di altri studi 1, mette in evidenza un particolare aspetto della generosità, legato all’incertezza totale del buon esito del gesto e alla capacità di fidarsi del prossimo. E’ quindi molto più probabile che sia un povero ad adottare a distanza un bambino che non un ricco, proprio perché quest’ultimo è stato educato al sospetto e alla conservazione del patrimonio dalle minacce esterne. “E non è neppure un caso – spiega il professor Paolo Legrenzi, professore ordinario di Psicologia cognitiva all’Università IUAV di Venezia e autore di Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo (Il Mulino, 2009) – che i miliardari più generosi siano tutti americani, perché la cultura statunitense è più abituata al rischio e a fidarsi del prossimo. Da noi, in Europa e soprattutto in Italia, è invece diffusa l’idea che tutto ciò che non si conosce rappresenti una minaccia e che l’obiettivo principale del prossimo sia quello di truffarci”.

Legrenzi sta per pubblicare un libro di psicologia economica in cui un capitolo sarà dedicato proprio al rapporto tra fiducia e denaro. “Questa ricerca è particolarmente interessante – spiega – perché i dati sono stati raccolti con un trust game, un gioco finalizzato a rilevare il livello di fiducia dei partecipanti. Il ricercatore non ha fatto un sondaggio o un’inchiesta ma ha voluto verificare il rapporto tra fiducia e generosità, dimostrando che i più generosi sono anche i soggetti più umili. Quelli con una vita di relazione più ampia, meno abituati a vedere il prossimo come un nemico o un potenziale parassita”. Il professore spiega anche che esistono quattro tipologie di rapporto tra soldi e fiducia: la fiducia ben riposta, la fiducia mal riposta, la sfiducia ben riposta e la sfiducia mal riposta. L’appartenenza a una categoria piuttosto che a un’altra determina il nostro atteggiamento mentale nei confronti degli altri e del denaro. “E generalmente – spiega l’autore di Non occorre essere stupidi per fare sciocchezze (Il Mulino, 2010) – chi non si fida molto degli altri al trust game risulta taccagno. Chi non si fida mai fa una sciocchezza perché, pur di non commettere errori, si prima di molte possibilità. La differenza tra sciocchezza ed errore è che la prima esclude tutte le variabili, sia quelle negative che positive, mentre l’errore è indispensabile per crescere, anche economicamente. Chi è ricco fa molte sciocchezze, chi è povero molti errori”. Sarà dunque per questo che, spesso, noi italiani offriamo la cena a intere tavolate di amici ma non siamo capaci di donare 10 euro a un’associazione no profit. E che dire di quel nostro conoscente pieno di soldi che non dà mai l’elemosina, e di quell’altro, precario, che ogni anno dona 50 euro ai bastardini del canile? E’ un problema di fiducia, dicono gli scienziati. E quindi, in senso più ampio, anche di sensibilità.”

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ago 18 2010

Finalmente si comincia a parlare di ricerca fondi per le scuole!

Finalmente qualcosa si comincia a muovere. Qualcuno nelle Istituzioni Pubbliche si “avvicina” al fund raising invece di dire “non abbiamo soldi…”. Naturalmente, va detto che il fund raising non è sponsorizzazione ma altro. Comunque, meglio questo che niente.

Riporto dal Corriere della Sera on line del 18 agosto.

“Il tabù è caduto a Legnano, all’istituto superiore Dell’Acqua. Per raccogliere 20mila euro e pagare parte del restauro dell’affresco nell’atrio, per la prima volta la Provincia di Milano indice un bando per chiedere aiuto agli sponsor. Le aziende che contribuiscono ai lavori verranno ricambiate con una targa con il loro nome stampato nel salone d’ingresso all’istituto, dove il cantiere è partito grazie ai primi 8mila euro già trovati. Ristrutturazioni e lavori di manutenzione nelle scuole italiane che, per aule e strutture, generalmente, non se la passano bene: la richiesta d’aiuto agli sponsor privati è l’idea nuova per risollevare le sorti di un’edilizia scolastica vecchia, talvolta fatiscente. In Lombardia le strutture scolastiche, in grandissima parte, hanno oltre 30 anni, secondo i dati della Regione, e in un quarto dei casi oltre 60.

Pur essendo il contributo modesto (8mila euro forniti finora da tre aziende della zona sui 45mila che servirebbero in tutto), si tratta comunque di una svolta importante. E di una strada mai percorsa finora: è la prima volta, difatti, che la Provincia ricorre al contributo diretto delle aziende in cambio di pubblicità per ripagare i lavori nelle scuole superiori. Il caso dell’affresco di Legnano spiana, dunque, la strada ai privati anche nel mondo della scuola. E non resterà un episodio isolato. Nei prossimi mesi, nell’ambito del piano di “restauri con sponsor” lanciati dalla Provincia di Milano, altri due istituti bisognosi di interventi urgenti, le due ex magistrali Tenca e Agnesi, potrebbero beneficiare dei contributi versati dai privati. Ma in questo caso non sarà solo una targa il corrispettivo per i privati, ma la chance ben più ghiotta di centinaia di metri quadri di ponteggi da rivestire con immagini promozionali. E tutto a due passi dal centro di Milano.

Lo sbarco dei privati nel mondo della scuola, oltre a sopperire alla cronica mancanza di fondi, è anche la conseguenza dell’impossibilità di utilizzarli anche quando in realtà, nelle casse pubbliche, di soldi ce ne sono. Come spiega la stessa Marina Lazzati, assessore all’Istruzione alla Provincia di Milano: “I soldi per ristrutturare le scuole li avremmo anche, ma il Patto di stabilità ci impedisce di spenderli – spiega l’assessore leghista – dato che la sicurezza e il decoro degli edifici scolastici sono la nostra priorità, ben venga il contributo dei privati”. Sono mesi che i sindaci lombardi riuniti nell’Anci chiedono all’Europa una sospensione della regola che dal ’97 impone alle istituzioni di spendere ogni anno al massimo il 10 per cento in più rispetto al bilancio precedente. Una deroga  -  la libertà di investire quanto si ha in cassa per l’edilizia scolastica  -  che le Province italiane intendono tornare a chiedere a un tavolo già in calendario ai primi d’ottobre.

Anche senza l’avallo istituzionale, ci sono altre due scuole, sempre a Milano, che si sono ingegnate. Alle elementari Thouar-Gonzaga di via Gentilino, zona Navigli, le famiglie hanno ottenuto vernici e stucco da un’azienda in cambio di uno striscione pubblicitario sulla facciata della scuola. All’istituto professionale Bertarelli di corso di Porta Romana il caso sponsor ha suscitato, poi, qualche polemica: la direzione scolastica ha installato uno schermo nell’atrio sul quale a breve scorreranno spot pubblicitari di privati, che così finanzieranno i nuovi computer per gli studenti. Dove il pubblico non arriva, insomma, ci si appella all’iniziativa privata. Il Pd in Provincia concorda con la linea ma poi avverte: “Giusto dare la priorità al benessere di studenti e famiglie – osserva il vicecapogruppo Roberto Caputo – ma su queste operazioni pubblicitarie occorre un forte controllo istituzionale. Sponsor legati all’istruzione, poi, sarebbero la scelta ideale”. “

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ago 13 2010

Biglietto d’ingesso per la messa. Perché meravigliarsi?

Si dice che “senza denaro non si canta la messa”. 

Il momento dell’offertorio è un punto fondamentale della messa, senza,  sicuramente ci sarebbero meno soldi per mantenere la struttura.   

Riporto dal Corriere della Sera:

Visita del Papa nel Regno Unito

Ieri una notizia ha alzato il livello d’attenzione su questa che sarà una “visita di Stato” e non solo un viaggio pastorale: per partecipare a due delle messe organizzate i fedeli dovranno pagare un biglietto. Per la veglia di preghiera ad Hyde Park del 18 settembre saranno 10 sterline, e invece 25 per la cerimonia di beatificazione del cardinale John Henry Newman, a Birmingham il giorno 19.

Padre Lombardi, il direttore della stampa vaticana, ha immediatamente spiegato che non si tratta di pagare un “biglietto” vero e proprio, ma di un contributo all’organizzazione degli eventi: sarà complicato organizzare e trasportare migliaia di persone, e ai fedeli non sarà permesso viaggiare liberamente, accamparsi su Hyde Park come per un concerto rock. “Comunque chi non potrà permetterselo potrà non pagare”, dice il Vaticano, mentre con il biglietto arriverà in dotazione anche il “pacchetto del pellegrino”, con tutto quanto necessario per seguire le due messe”.

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ago 06 2010

La solita truffa…richiesta donazioni door to door

Riporto un recente articolo del Corriere della Sera.

“Si fingevano volontari di una onlus per raccogliere fondi necessari alla ricerca contro la leucemia. Fermati da un ufficiale dei carabinieri, vengono denunciati. Due napoletani, un uomo e una donna già conosciuti alle forze dell’ordine per rapina, residenti a Casalnuovo, sono stati denunciati a piede libero, dopo essere stati sorpresi, sabato mattina, dal tenente colonnello Massimo Cagnazzo, comandante della locale compagnia dei carabinieri, mentre intascavano soldi da cittadini fattisi imbambolare dalle chiacchiere. L’ufficiale, che già conosceva i due napoletani, una 22 enne S. L, e il compagno, C. S., 30 anni, li ha immediatamente bloccati e portati in caserma.

Gli stessi, l’anno precedente, avevano tentato di farsi accreditare dai militari per evitare segnalazioni da cittadini sospettosi (veramente ingegnoso…). Naturalmente, la richiesta non era andata a buon fine. Ancora, i due furono sorpresi, sempre da Cagnazzo, in provincia di Latina intenti a truffare poveri cittadini. In quella occasione si diedero alla macchia. La stessa associazione per la quale i due dicevano di collaborare è presieduta da una persona già denunciata per truffa. Le indagini continuano serrate e sono coperte dal più stretto riserbo; gli investigatori cercano di capire quale giro si nasconde dietro alla finta raccolta di fondi per la ricerca. L’organizzazione della finta onlus disponeva anche di finte ricevute.”

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lug 29 2010

Nasce un registro anti-telemarketing

Riporto dal Corriere della Sera:

“Tra 90 giorni arriverà un’arma per evitare di ricevere alle telefonate pubblicitarie: si chiama “registro pubblico delle opposizioni”, appena approvato con decreto del presidente della Repubblica , circa due mesi in ritardo rispetto al previsto. Alcuni esperti e addetti ai lavori (tra cui il Garante della Privacy) dubitano che il registro risolverà il problema che assilla milioni di italiani, alle prese con agenzie di telemarketing invadenti e insistenti (e in certi casi pure truffaldine, perché attivano servizi non richiesti). Val la pena però provarci: non a caso l’iscrizione al registro sarà gratis. In sostanza, l’utente potrà iscrivere il proprio numero, al registro, tramite e-mail, modulo via internet, telefonata al numero verde o raccomandata (solo in quest’ultimo caso si paga: le normali spese postali). Quel numero non potrà più essere chiamato a scopi pubblicitari o per vendere prodotti.

Gli indirizzi dove potersi iscrivere devono essere ancora pubblicati. Non è ancora chiaro, inoltre, chi dovrà gestire il registro. Si sa solo che sarà un soggetto terzo rispetto al ministero dello Sviluppo Economico (che ha emanato il decreto).

Certo è che questa novità pone fine a due anni di Far West, durante il quale il governo, con il decreto “mille proroghe”, ha permesso alle aziende di telefonare agli utenti anche senza il loro consenso. La situazione era tale che a gennaio la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per violazione delle norme comunitarie sulla privacy.”

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lug 23 2010

Obolo di San Pietro, in aumento le offerte

Nel 2009 l’ Obolo di San Pietro, ovvero le offerte che arrivano al papa dai fedeli e dalle chiese nazionali e’ ammontato a 82 milioni 529 mila dollari, con un incremento di donazioni rispetto all’anno precedente. E’ quanto afferma un comunicato della Santa Sede.

I maggiori contributi per il Fondo di carita’ del Papa sono arrivati dai cattolici degli Stati Uniti, dell’Italia e della Francia; in aumento il contributo di Corea e Giappone.

Oltre 31 milioni di dollari sono arrivati dalle Conferenze episcopali nazionali per il governo centrale della Chiesa Cattolica. L’apporto piu’ rilevante e’ stato quello degli Stati Uniti e della Germania. Tali contributi sono da distinguersi da quelli stabiliti negli accordi bilaterali, come ad esempio l’otto per mille in Italia, di cui non beneficia la Santa Sede, ma che sono destinati alle chiese particolari, per attivita’ di culto e di solidarietà.

Sempre per l’attivita’ del Papa, lo Ior (la banca vaticana) ha donato nel 2009 50 milioni di euro.

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lug 16 2010

Se non trovate i nostrani software per la gestione del fundraising in linea con le vostre esigenze, ecco un po’ di programmi di gestione usati negli Stati Uniti d’America.

Sono tutti a pagamento..naturalmente.

1. Advanced Solutions International, Inc

2. Crown Philanthropic Solutions, LLC

 3. DonorPerfect Fundraising Software

 4. DonorPro by TowerCare Technologies

 5. eTapestry

6. MatchMaker Fundraising Software

7. Sage Nonprofit Solutions

8. SofTrek Corporation

9. Telosa Software Inc

 p.s. Basta inserire in un motore di ricerca il nome del programma per essere indirizzati sul sito della società produttrice.

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